Di Artur Nura
Il premio del Festival Internazionale del Cinema (TIFF 2015) è andato al film kosovaro “Babai”, un film profondamente politico e umano, che racconta il rapporto tra un figlio e suo padre, ma “dimenticando” la dimensione della madre e dell’ex moglie del padre. Una cosa del genere è assolutamente impensabile in una famiglia normale. Solo per paura si può arrivare a non menzionare la madre di un bambino, da parte del bambino stesso, nei confronti del padre. Un buon regista o sceneggiatore avrebbe dovuto rendere leggibile questa dimensione agli spettatori! Forse anche mostrando odio nei confronti della madre, ma in nessun caso si sarebbe potuta lasciare nell’oblio la Madre che ti partorisce e ti cresce, la donna all’interno di una famiglia o di una società…!
Certamente esistono individui — non credo però nelle società libere — che pensano che una donna non meriti di essere menzionata quando abbandona la famiglia! Queste persone non si chiedono mai se la donna abbia avuto o meno delle ragioni, ma si arrogano il diritto di pensare che, in casi simili, quelle donne meritino di morire lapidate…
Spero che Visar Morina, autore della sceneggiatura e allo stesso tempo regista, oggi ormai affermato, non sia uno di questi! Sarebbe davvero una disgrazia se un artista di talento fosse così. Speriamo che si tratti semplicemente di una dimenticanza, di una scelta narrativa, ma Visar Morina deve agli spettatori e all’opinione pubblica una risposta!
Altrimenti il film “Babai”, che affronta anche la fuga degli albanesi verso la Germania e il tentativo di trovare lì almeno un rifugio, varrebbe semplicemente come propaganda, quasi a voler convincere i giovani kosovari a non lasciare il Kosovo e a non partire per la Germania o per qualche altro Paese europeo. Perché lì li attende un dramma ancora più difficile, così difficile da ridurre persino il Padre, l’eroe del bambino, a una figura quasi disprezzata…!
Questo sarebbe, in definitiva, il messaggio rimasto! È davvero così ingenua la gioventù del Kosovo?! Io, proprio non riesco a crederlo! Tanto più considerando che il film è costato oltre un milione di euro, di cui 200.000 sono stati messi a disposizione dal povero Kosovo, che i giovani stanno abbandonando semplicemente a causa di quella povertà, e non perché amino meno il proprio Paese rispetto a coloro che non se ne vanno!
Sono consapevole che, dall’altra parte, bisogna dire che il film ha vinto al grande Filmfest di Monaco, a Karlovy Vary ha ottenuto il premio per la miglior regia, così come l’“Europa Cinemas Label”, assegnato da Europa Cinemas Network, e infine anche il Gran Premio dell’International Tirana Film Festival (TIFF). Dal punto di vista artistico e tecnico-cinematografico credo che questi riconoscimenti siano sostanzialmente meritati, ma dal punto di vista giornalistico ritengo che sia necessario riflettere!
È come se un fotografo fotografasse una persona senza una gamba e senza un braccio perché, forse, ha dei difetti! È come realizzare un documentario sul Kosovo e lasciare senza riprendere e senza raccontare una parte di esso che certamente ha un proprio significato. Oppure come realizzare un libro sulla storia del Kosovo e non menzionare Ibrahim Rugova, forse perché si preferisce un altro protagonista della storia del proprio Paese.
Chiedo scusa, perché non voglio rovinare i festeggiamenti, ma questo, nel migliore dei casi, si potrebbe definire “Realismo Socialista”, che sia da questa parte del confine sia in Kosovo conoscono bene, perché sono stati protagonisti, nella vita reale, della parte nascosta dai regimi antidemocratici, contrari alla libertà e alla democrazia! Questo perché non erano benvoluti, erano considerati di seconda categoria, oppositori oppure combattenti per la Libertà.
Con questo, comunque, non voglio dire che la madre avrebbe dovuto essere l’eroina del film, ma l’ignorarla è spietato!
Personalmente, essendo membro della Giuria della Stampa al TIFF, sono diventato anch’io parte, con la maggioranza dei voti, dell’assegnazione di un premio speciale conferito da questa Giuria — composta anche dalle stimabili e giovani colleghe Fatmira Nikolli e Luela Myftari — al film “Babai” di Visar Morina. Ma non potevo fare a meno di esprimere pubblicamente la mia opinione su quello che considero il difetto fondamentale di quel film!
Per me rimane un film che “zoppica” e allo stesso tempo riceve premi!
Altrimenti, quelle decine di trasmissioni che ho realizzato in televisione e i numerosi articoli che ho scritto sulla stampa sul tema dell’uguaglianza di genere — o, come preferisco definirla, della giustizia di genere — li avrei realizzati semplicemente per sbrigare una pratica! No, io le cose e il mio lavoro li prendo sempre sul serio!
Questo non me lo perdonerebbero tutte quelle donne che sono state protagoniste di quelle trasmissioni e che sono combattenti per la libertà delle donne nella società. Ed è per questo che rimango in attesa delle reazioni…
PS: La versione in Albanese potra’ essere letta qui


































