Home Approccio Italo Albanese L’uomo che ho adorato! Di Artur Nura

L’uomo che ho adorato! Di Artur Nura


Nella mia vita ho adorato una sola persona. Naturalmente, l’adorazione è una dimensione superlativa del rispetto che l’uomo, in generale, ha attribuito a Dio! In realtà, per me egli aveva assunto davvero una dimensione quasi divina! La sua erudizione era straordinaria! Conosceva diverse lingue che, insieme all’albanese, diventavano davvero molte.

Sapeva parlare con tutti e farli sentire molto bene. Parlava loro di ciò che riguardava la loro professione o una parte importante della loro vita! La sua semplicità assumeva una dimensione divina, in una forma umana sorprendente, mentre non gli mancava la conoscenza di quasi ogni cosa.

Rispettava chiunque ed era un cristiano davvero speciale. In quel periodo, le persone conosciute per la loro dimensione culturale e pubblica tenevano nei loro studi la fotografia del dittatore! Quella presenza era per loro una necessità, ma non per lui! Lui teneva soltanto Cristo e nel suo appartamento c’erano pochi mobili e moltissimi libri! Le persone che entravano lì erano amanti della semplicità e della conoscenza! Nelle case dei suoi colleghi, naturalmente, andavano persone che avevano a cuore l’apparenza e la carriera nel sistema di allora! Da lui, invece, soltanto amici e studenti!

Un giorno lo incontrai per strada, quando qualcuno lo aveva fermato e cercava in qualche modo di offrirgli qualcosa! Da quanto avevo capito, era evidente che lui stesso aveva fatto un favore a quell’altra persona e che quel favore doveva essere stato molto importante per chi lo aveva ricevuto. Ma quella persona non riusciva a capire che colui che l’aveva aiutata tanto non accettava regali per questo motivo!

«Ma perché no?! Lei ha fatto per me ciò che nessun altro avrebbe fatto! Nessuno fa una cosa del genere… semplicemente per aiutare un’altra persona…!» gli diceva quell’uomo, mostrando chiaramente sul volto un’incredibile meraviglia!

«Non ha importanza. Ho fatto qualcosa che era possibile per me. L’importante è che questa cosa ti abbia aiutato, quindi goditi ciò che hai ricevuto…» gli disse, con un sorriso così semplice e nobile da disarmare la sua sorpresa.

A quel punto erano ormai circa vent’anni che, per ragioni oggettive, non lo incontravo più, dai tempi lontani dell’ex sistema comunista! In quel periodo aveva lasciato la Patria, proprio quando le strade verso l’Europa avevano appena iniziato ad aprirsi. Ormai avevo saputo che era tornato e che era lì da quasi un anno… e da quasi un anno non riuscivo a decidere se andare a incontrarlo oppure no!?

Naturalmente, questo drammatico dilemma aveva le sue ragioni. Una riguardava la sua vecchiaia. Mentre lui rimaneva l’unica persona che avessi mai adorato, io avevo imparato a conoscere la vecchiaia, questo fenomeno umano drammatico, dopo aver accompagnato i miei genitori negli ultimi anni della loro vita!

«Meglio non arrivare alla vecchiaia» dice un’antica filosofia popolare, e dopo la mia esperienza con i miei genitori avevo compreso colui o colei che l’aveva pronunciata e tutti quelli che, a seconda delle circostanze e del destino, continuavano a ripeterla! Io stesso, quando facevo gli auguri di compleanno, non usavo mai l’espressione così popolare tra gli albanesi: «Che tu possa arrivare a cent’anni!». Dicevo semplicemente: «Buon compleanno», aggiungendo: «Anche se fosse il tuo centocinquantesimo, ma che tu possa viverlo e godertelo…».

In altre parole, avevo davvero paura che avrei perso l’unica persona che avessi mai adorato nella mia vita, a causa della vecchiaia! Non volevo perderlo! Non avevo adorato né i miei genitori, né me stesso, né nessun altro nella vita, se non lui! Una strana voce dentro di me mi preannunciava una simile paura. La ragione, o quella parte di noi che chiamiamo razionale, mi suggeriva invece di non preoccuparmi! La ragione mi diceva che anche nella vecchiaia sarebbe rimasto una persona degna di adorazione! Non sarebbe stato come gli altri. Sarebbe rimasto altrettanto cristiano, altruista e semplice come un tempo!

Alla fine, Dio o il destino volle che le ragioni e il tempo si combinassero affinché andassi a incontrarlo insieme a una sua conoscente. Anche lei aveva una storia di ammirazione simile alla mia nei suoi confronti. In realtà, la sua ammirazione derivava dai racconti di altri sulle sue imprese multidimensionali, sia dal punto di vista scientifico sia da quello religioso, umano e altruistico. E, naturalmente, anche per la sua unicità nella semplicità!

All’ego personale, che è una caratteristica profondamente umana, generale e onnipresente, nessuno poteva sfuggire, tranne lui! Naturalmente ammettevo che esistessero anche altre persone capaci di andare oltre il proprio io, ma mai e poi mai avrebbero potuto raggiungere la sua dimensione! Io stesso cercavo, almeno in parte, di superare il mio ego per assomigliargli.

Questa sua straordinaria dimensione anti-ego, di tanto in tanto, mi aveva persino spinto alla gelosia quando non mi trattava nello stesso modo in cui trattava suo figlio. Naturalmente, sotto questo aspetto esageravo, ma la responsabilità non era mia: era della sua straordinaria natura altruistica e della sua meravigliosa semplicità, quasi cristiana.

Dopo essere entrati nella sua stanza, vidi che era ancora lo stesso uomo di vent’anni prima e ci salutammo con grande affetto! Lo osservavo con grande emozione e ritrovavo in lui le stesse espressioni e la stessa dinamica di allora. La vecchiaia si manifestava soltanto modestamente, e questo mi diede una potente gioia interiore. Dunque, bisognava ascoltare la ragione: anche nella vecchiaia era una persona davvero speciale…

In realtà era ingrassato e, con ogni probabilità, non gli mancavano i mezzi economici. Sapevo che avevano ricevuto una cospicua eredità. Con lui c’era anche una donna che, a quanto pareva, si prendeva cura di lui e naturalmente veniva pagata per questo. Sembrava una persona molto semplice, forse provata dalla vita! In ogni caso, quella scena e quei pensieri rafforzarono in me l’idea che fosse rimasto quello che era stato vent’anni prima.

«Mi perdoni, non la conosco! Può dirmi chi è?» disse lui.

«Io sono Ardi Nuri e la signorina è Edlira, sua nipote» ci presentammo, e nei suoi occhi percepii una gioia del tutto particolare! Una cosa che mi rese immensamente felice!

Subito la conversazione tra noi si fece calorosa e cominciammo a parlare del tempo trascorso e del presente, naturalmente anche da un punto di vista filosofico, sociale e politico! In quel momento entrò un suo amico, con una camicia bianca, che accompagnò il barbiere nella stanza!

Il barbiere, appena entrato, mi riconobbe e, con grande piacere, manifestò il suo rispetto nei miei confronti. Naturalmente per il modesto lavoro che svolgevo come giornalista nel rapporto con il pubblico. Lui stesso, dopo aver notato attentamente questa cosa, con una curiosità molto benevola volle saperne di più su questa mia dimensione nel rapporto con gli altri!

Gli spiegai con piacere che stavo cercando di costruire il mio modesto modello di controcorrente! In realtà, sebbene non in maniera esplicita, gli stavo dicendo che avevo seguito modestamente il modello che avevo imparato da lui, naturalmente in circostanze diverse dalle sue e molto più modeste.

«Loro, il pubblico, oltre ai modelli pragmatici e abusivi dei politici, così diffusi ovunque, hanno anche la possibilità, qui e ora, di confrontarsi con altri modelli, come il mio…» continuai a dirgli, sottolineando che nel mio lavoro cercavo di rispettare Chiunque come Qualcuno, aggiungendo che nessuno è perfetto, tranne Dio.

In quel momento mi schiarii le idee e pensai, tra me e me, che avevo dimenticato che soltanto lui poteva essere un’eccezione. E giustamente ricordai il filosofo che avevo appena riassunto in poche parole: lo avevo imparato da lui molti anni prima. In quell’istante non riuscii più a trattenermi e gli dissi che lo avevo sempre adorato e che era stata l’unica persona capace di conquistare in me una simile convinzione nel corso della mia vita! Naturalmente questo lo fece molto piacere e fu evidente che si sentì molto bene!

Stava cantando all’uomo semplice che gli stava tagliando i capelli Il barbiere di Siviglia e, quando questi ebbe finito il lavoro, chiese alla donna che lo assisteva di portargli i soldi per pagarlo! Lei gli diede una somma pari a quanto il barbiere meritava, mentre lui la rimproverò scherzosamente, dicendo al parrucchiere che aveva pensato di dargli il triplo di quella cifra…!

«È colpa sua! Questa è la segretaria che ho io!» disse, continuando a ridere con lui.

Io ricordai, in un’immagine completa e nitida, come se stesse accadendo proprio in quel momento, un episodio impressionante di vent’anni prima! Rivedevo con gli occhi della memoria il momento in cui, parlandomi dello spirito della fede in Dio, aveva portato la mano alle labbra, vi aveva soffiato sopra e aveva diretto quel soffio verso il cielo…!

«Niente può ostacolarlo! Esso è libero di andare ovunque, fino al cielo. Il soffio cambierebbe direzione, o si fermerebbe, soltanto nel caso in cui una materia, un oggetto, gli si ponesse davanti» mi aveva detto, spiegandomi filosoficamente l’idea della ricchezza, che tanto quanto ti aiuta, tanto ti sottrae libertà…!

Mentre ricordavo quel momento unico, rimasto così profondamente significativo nella mia memoria, pensai naturalmente con il massimo rispetto possibile che egli rimaneva il professore più competente e migliore della mia vita, ma la mia unica adorazione della vita aveva subito un grande cambiamento…!

PS: Il testo in albanese la trovate trovate in questo link

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